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Riaccendiamo la Rai Stampa
Scritto da PD nazionale   
Martedì 02 Marzo 2010 09:21

 

Manifestazione dei giornalisti per protestare contro l'interruzione dell'informazione politica in Rai.

 

Partecipa Bersani e attacca Berlusconi: "E' peggio che in Iran. Disturba l'indagine libera di giornalisti con la schiena dritta che parlano della società com'è realmente”

“Riaccendiamo tutto”. Questa la parola d'ordine alla base della manifestazione organizzata dalla Federazione nazionale della stampa che si è svolta ieri sera davanti la sede Rai di Via Teulada a Roma per protestare contro il regolamento che ha imposto l'interruzione di tutti i talk show che si occupano di politica fino alle elezioni regionali.

Una decisione autolesionista da parte del Cda Rai che, non senza difficoltà, ha di fatto oscurato trasmissioni di servizio pubblico danneggiando, in primo luogo, la stessa Rai in favore delle reti concorrenti.

Presente alla manifestazione anche il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani. “Penso che Berlusconi abbia sbagliato i calcoli. Credo che sarà un boomerang. Neanche in Iran si può fermare l'informazione”.

“Vista con gli occhi dell'Europa - ha continuato Bersani - la cosa che sta succedendo è incredibile. Non esiste in nessun Paese occidentale. Ma questa serata dimostra che una reazione è possibile. Questa iniziativa di Berlusconi dimostra debolezza e nervosismo. Lui ci ha abituati a sentire racconti di cose meravigliose, di miracoli. A disturbarlo è l'indagine libera di giornalisti con la schiena dritta che possono parlare della società com'è realmente”.

Pier Luigi Bersani si è mostrato "assolutamente disponibile" a partecipare a trasmissioni a contenuto politico trasmesse via web. "Credo che questa sia una reazione giusta perché bisogna cogliere tutti gli spazi possibili. Se sono utile, io sono a disposizione volentieri".

“Se non ci fossero questi conflitti di interesse – ha ribadito il leader del Pd - la par condicio sarebbe da togliere. Ma in queste condizioni no. Il regolamento 'cancella-trasmissioni' è un'aberrazione nei confronti della quale ci deve essere una reazione perché neppure la destra ci guadagna. Un regolamento che ci porta via un pezzo di libertà soprattutto per la possibilità di illuminare quello che non si vede, la censura più forte infatti riguarda l'espressione dei problemi del Paese".


Commentando la decisione di sospendere i programmi di informazione politica, anche Massimo D'Alema è stato molto critico sulla decisione del Cda della Rai. “Qualcuno ha dato la colpa a me, perché quella norma fu varata dal mio governo. Ma siccome quella norma esiste da oltre 10 anni, e non ha mai dato adito a queste decisioni, è evidente che ciò che accade non dipende da quella norma, ma dipende dal regolamento che è stato fatto che va ben oltre il senso della norma stessa”.

“La norma - ha precisato D'Alema - è affidata ai giornalisti, nel senso che stabilisce un criterio di parità che poi viene liberamente interpretato da chi ha il compito di fare le trasmissioni. Invece, questa norma è stata interpretata in termini tali da rappresentare, a mio giudizio, un duro colpo alla libertà dell'informazione”.

“Il blocco delle trasmissioni di approfondimento giornalistico nell’ultimo mese di campagna elettorale, la mancata soluzione del problema del sostegno all’editoria, il testo del decreto del viceministro Romani che comprime la libertà sul web: la situazione nel mondo dell’informazione è estremamente difficile anche perché incrocia il grande nodo del conflitto di interessi”. Così Matteo Orfini, responsabile Cultura e Informazione.

“Il Pd – ha continuato Orfini - ha a cuore un servizio pubblico che faccia una informazione corretta, libera e piena. Evidentemente la maggioranza non ama che alle forze che si confrontano nelle elezioni siano date pari condizioni, bensì vuole mettere il bavaglio a chiunque non sia normalizzato”.

"Mi sorprende che né i presidenti di Senato e Camera né, prima ancora di loro, l'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni siano ancora intervenuti per sollecitare la revoca della gravissima decisione con cui il Cda della Rai ha sospeso i programmi di discussione politica nell'esclusivo interesse del governo Berlusconi e della sua maggioranza". Lo ha dichiarato il vicepresidente dei senatori del Pd Luigi Zanda che così ha continuato: "La Rai è un'azienda pubblica, di proprietà dello Stato, che ha ragione di esistere solo se svolge servizio pubblico e, in primo luogo, se fa informazione da servizio pubblico. Se le si impedisce di fare informazione politica in prossimità delle elezioni e, quindi, le si vieta di aiutare gli elettori a farsi un'opinione informata, viene meno la stessa ragione di esistere di una Rai pubblica. E se – ha concluso Zanda - l'Autorità di garanzia per le comunicazioni non interviene per garantire l'informazione da servizio pubblico cui la Rai è tenuta, allora viene meno anche la ragione di esistere di quell'Autorità".

Fortunatamente si intravede una nuova speranza per impedire lo stop all'informazione politica.“Le telecamere di Youdem.tv sono pronte a trasmettere una puntata di Anno zero, di Ballarò o di uno qualsiasi dei talk show sospesi dalla maggioranza di destra del Cda Rai". A proporlo è stato il direttore di Youdem.tv , Chiara Geloni.

A.Dra
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